Quali impianti fotovoltaici possono entrare in una CER? Scopri potenza, cabina primaria, energia condivisa, impianti esistenti e criteri di dimensionamento.
Una Comunità Energetica Rinnovabile non nasce semplicemente installando un impianto fotovoltaico e collegando più utenze allo stesso progetto. Perché si generi energia condivisa, produzione e consumi devono appartenere alla configurazione prevista dalla normativa e, soprattutto, devono verificarsi nello stesso intervallo temporale.
È proprio questo uno degli aspetti più importanti da comprendere. Una CER può disporre di molti pannelli e produrre migliaia di kilowattora all'anno, ma il beneficio legato alla condivisione dipende da quanto quella produzione riesce a coincidere con i consumi dei membri durante le singole ore.
Il fotovoltaico è oggi una delle tecnologie più immediate per costruire una Comunità Energetica, soprattutto perché può essere installato sui tetti di abitazioni, condomini, imprese ed edifici pubblici. La normativa, tuttavia, non limita le CER al solare: secondo il GSE possono partecipare anche impianti alimentati da altre fonti rinnovabili, come eolico, idroelettrico, biogas o biomasse, purché siano rispettati i requisiti previsti. (Assistenza Clienti GSE)
Che cosa significa davvero “energia condivisa”
L'energia condivisa non è una quantità di elettricità che viene fisicamente trasferita dal pannello installato sul tetto di un membro direttamente all'abitazione di un altro.
Le utenze continuano a essere collegate normalmente alla rete pubblica e ciascun consumatore mantiene il proprio POD e il proprio contratto di fornitura. Il meccanismo utilizzato dalle CER è infatti basato su una condivisione virtuale dell'energia, calcolata attraverso le misure registrate dai contatori.
Il GSE determina l'energia elettrica condivisa ora per ora prendendo il valore minore tra l'energia immessa in rete dagli impianti della configurazione e quella prelevata dai punti di consumo che partecipano alla configurazione. (GSE)
La relazione può essere sintetizzata così:
Energia condivisa nell'ora = valore minimo tra energia immessa e energia prelevata
Immaginiamo che tra le 13:00 e le 14:00 gli impianti della CER immettano complessivamente 60 kWh in rete e che nello stesso intervallo i membri prelevino 45 kWh.
L'energia condivisa sarà pari a 45 kWh.
Se nella stessa ora la produzione immessa fosse invece di 30 kWh e i consumi raggiungessero 70 kWh, l'energia condivisa sarebbe pari a 30 kWh.
Questo significa che il risultato di una CER dipende sia dagli impianti installati sia dal profilo di consumo dei partecipanti.
Perché la contemporaneità conta più della sola produzione annuale
Supponiamo che una Comunità produca complessivamente 200.000 kWh in un anno e che i suoi membri consumino esattamente 200.000 kWh nello stesso periodo.
A prima vista produzione e consumo sembrerebbero perfettamente bilanciati, ma questo non significa che tutti i 200.000 kWh possano essere considerati energia condivisa.
Se buona parte della produzione fotovoltaica avviene nelle ore centrali mentre i consumi sono concentrati soprattutto dopo il tramonto, produzione e domanda annuali possono essere identiche senza coincidere temporalmente.
Per questo una CER progettata bene dovrebbe osservare le curve orarie di produzione e consumo, invece di confrontare soltanto i kWh totali dell'anno.
Una scuola, un supermercato, un ufficio o un'attività produttiva che consuma elettricità durante il giorno può, per esempio, avere un profilo particolarmente interessante da affiancare alla produzione fotovoltaica.
Tutti gli impianti devono essere fotovoltaici?
No. Il GSE specifica che nelle Comunità Energetiche Rinnovabili possono essere inseriti impianti alimentati da fonti rinnovabili, quindi non soltanto fotovoltaico ma anche eolico, idroelettrico, biogas e biomasse, nel rispetto delle condizioni applicabili alla specifica tecnologia. (Assistenza Clienti GSE)
Il fotovoltaico rimane però una soluzione particolarmente adatta alle CER perché è modulare e può essere distribuito su superfici già disponibili.
Una Comunità può quindi essere costruita, per esempio, intorno a un grande impianto installato sul tetto di un capannone, a diversi piccoli impianti distribuiti sulle abitazioni dei membri oppure a una combinazione delle due configurazioni.
Non è necessario che ciascun partecipante possieda un proprio impianto.
Le regole operative del GSE prevedono infatti la possibilità che all'interno della stessa configurazione siano presenti più impianti e produttori differenti, e il produttore non deve necessariamente coincidere con uno dei clienti finali della Comunità.
Qual è la potenza massima di un impianto incentivabile?
Per accedere alla tariffa incentivante prevista dal Decreto CACER, il singolo impianto o la singola unità di produzione alimentata da fonti rinnovabili deve avere una potenza non superiore a 1 MW. (GSE)
Questo limite riguarda il singolo impianto, non significa che una CER nel suo complesso possa disporre soltanto di 1 MW di produzione.
All'interno della stessa configurazione possono essere presenti diversi impianti, purché ciascuno rispetti le condizioni previste dal meccanismo.
Il GSE precisa inoltre che, qualora un impianto superi la soglia di 1 MW, non può accedere alla tariffa premio prevista dal Decreto CACER, anche se può rilevare ai fini del contributo di valorizzazione dell'energia autoconsumata secondo le condizioni previste dal TIAD. (Assistenza Clienti GSE)
Per una CER che punta al fotovoltaico, quindi, possono esistere contemporaneamente piccoli impianti residenziali da pochi kW, installazioni commerciali di decine di kW e sistemi più grandi su superfici industriali, mantenendo sempre sotto controllo la soglia prevista per ciascun impianto incentivato.

Cabina primaria: perché la posizione degli impianti è fondamentale
Produzione e consumo non possono essere localizzati liberamente in qualsiasi parte d'Italia e poi essere considerati allo stesso modo all'interno di una CER.
Il modello introdotto dal TIAD utilizza come perimetro rilevante per l'autoconsumo diffuso l'area sottesa alla stessa cabina primaria.
ARERA ha ampliato notevolmente il perimetro rispetto alla disciplina transitoria precedente, che utilizzava come riferimento la cabina secondaria, permettendo alle Comunità di svilupparsi su un'area territoriale più ampia. (Arera)
Questo significa che prima di scegliere il tetto sul quale realizzare un nuovo impianto bisogna verificare a quale area di cabina primaria appartengano il punto di produzione e i POD dei membri che entreranno nella configurazione.
Un grande tetto disponibile può essere tecnicamente perfetto per installare pannelli, ma la sua utilità per una determinata CER deve essere verificata anche rispetto al perimetro elettrico della configurazione.
Serve un unico grande impianto oppure tanti piccoli impianti?
Entrambe le configurazioni possono funzionare e la scelta dipende dalle superfici disponibili, dai consumi e dalla struttura della Comunità.
Un impianto relativamente grande installato sul tetto di un'impresa, di una scuola o di un edificio pubblico può concentrare la produzione in un unico punto, semplificando alcuni aspetti progettuali.
Diversi impianti distribuiti possono invece sfruttare tetti che appartengono già ai membri, aumentare progressivamente la capacità della Comunità e distribuire la produzione su superfici differenti.
Le due soluzioni possono anche coesistere.
Il vero obiettivo non dovrebbe essere installare il maggior numero possibile di pannelli, ma costruire una produzione capace di intercettare in maniera efficace i consumi presenti nella configurazione.
Un impianto fotovoltaico residenziale può entrare in una CER?
Sì, purché rispetti i requisiti previsti.
Un'abitazione può partecipare come semplice consumatore oppure può contemporaneamente essere consumatore e produttore, diventando quindi un prosumer.
In quest'ultimo caso, una parte dell'energia prodotta dai pannelli può essere utilizzata direttamente dalla casa, mentre quella immessa nella rete entra nei conteggi rilevanti per la condivisione con gli altri partecipanti, secondo le regole della configurazione.
Questo rende possibile costruire una CER composta, per esempio, da numerose abitazioni con piccoli impianti fotovoltaici insieme a utenze che non dispongono di pannelli ma partecipano attraverso i propri consumi.
Sul mercato sono disponibili moduli ad alta efficienza che consentono di realizzare impianti di diverse potenze anche quando lo spazio sul tetto è limitato. Un esempio è il modulo AIKO da 470 W, con efficienza dichiarata del 23,6%, disponibile nella gamma LED Italia. (V-TAC Italia)
Anche un'impresa può mettere a disposizione il proprio tetto
Uno degli scenari più interessanti per una CER nasce quando nel territorio è disponibile una superficie ampia appartenente a un'impresa.
Un capannone può offrire centinaia o migliaia di metri quadrati sui quali installare un impianto molto più grande rispetto a quello normalmente realizzabile su un'abitazione.
Allo stesso tempo, le imprese possono avere consumi elevati proprio nelle ore nelle quali il fotovoltaico produce.
La presenza nella stessa CER di abitazioni, edifici pubblici e attività economiche con profili differenti può quindi aumentare la possibilità che una parte consistente della produzione trovi contemporaneamente consumi all'interno della configurazione.
Per le imprese che partecipano come membri di una CER valgono tuttavia i requisiti soggettivi previsti dal Decreto CACER e dalla normativa sulle Comunità Energetiche, compreso il fatto che la partecipazione come soci o membri è consentita alle PMI nei termini definiti dal quadro normativo. (Ministero Agricoltura)
Nuovo impianto o potenziamento di quello esistente?
Il meccanismo incentivante non richiede necessariamente che tutto venga realizzato partendo da zero.
Gli interventi ammessi alla tariffa possono comprendere sia la nuova costruzione sia il potenziamento di un impianto già esistente, a condizione che la nuova sezione rispetti i requisiti previsti e costituisca una unità di produzione distinta secondo le Regole Operative del GSE. (Assistenza Clienti GSE)
Questo può essere interessante per un'impresa o un edificio che dispone già di fotovoltaico ma possiede ancora superficie utile sulla copertura.
Se, per esempio, un capannone dispone di un vecchio impianto da 100 kW e viene realizzata una nuova sezione conforme ai requisiti della CER, il progetto deve distinguere correttamente la parte esistente dalla nuova unità destinata al meccanismo.
La progettazione elettrica e amministrativa diventa quindi importante quanto il semplice calcolo della potenza.
E gli impianti fotovoltaici già esistenti?
Anche gli impianti entrati in esercizio fino al 15 dicembre 2021 possono essere inseriti in una CER, ma seguono regole differenti.
Il GSE stabilisce che questi impianti esistenti non accedono alla tariffa incentivante prevista dal nuovo Decreto CACER; la loro energia immessa può comunque concorrere al calcolo dell'energia condivisa e alla relativa valorizzazione.
Esiste inoltre un limite importante: nella CER la potenza complessiva degli impianti esistenti non può superare il 30% della potenza complessiva degli impianti appartenenti alla configurazione. (Assistenza Clienti GSE)
Questo consente di integrare anche una parte del patrimonio fotovoltaico già presente sul territorio senza trasformare però il nuovo meccanismo in un incentivo destinato principalmente agli impianti costruiti molti anni prima.
Quali nuovi impianti possono accedere alla tariffa premio?
Per la tariffa incentivante prevista dal Decreto CACER gli impianti devono rispettare requisiti specifici.
Tra questi rientrano l'alimentazione da fonti rinnovabili, una potenza massima di 1 MW e, per le CER, l'entrata in esercizio a partire dal 16 dicembre 2021, insieme alle condizioni relative alla costituzione della Comunità e alle disposizioni transitorie previste per gli impianti entrati in esercizio nelle fasi precedenti all'operatività completa del meccanismo.
Per un nuovo progetto è quindi molto più semplice impostare fin dall'inizio correttamente la sequenza: costituzione della CER, progettazione dell'impianto, connessione, entrata in esercizio e richiesta di accesso al servizio GSE.
Costruire prima l'impianto e cercare successivamente di adattarlo a una Comunità può invece creare problemi rispetto ai requisiti richiesti per la tariffa.
Quanto vale l'incentivo sull'energia condivisa?
Il GSE riconosce agli impianti che rispettano i requisiti una tariffa premio sull'energia elettrica condivisa incentivabile per 20 anni dalla data di entrata in esercizio commerciale dell'impianto.
Il valore è composto da una parte fissa, differenziata in funzione della potenza dell'impianto, e da una componente variabile legata al prezzo di mercato dell'energia.
Per gli impianti fino a 200 kW la parte fissa è pari a 80 €/MWh; tra 200 e 600 kW scende a 70 €/MWh, mentre sopra 600 kW e fino al limite incentivabile è pari a 60 €/MWh. A questa può aggiungersi una componente variabile compresa tra 0 e 40 €/MWh. Per il fotovoltaico sono inoltre previste maggiorazioni geografiche fino a 10 €/MWh nelle regioni settentrionali. (Assistenza Clienti GSE)
Il punto importante è però un altro: la tariffa non remunera semplicemente tutta la produzione dell'impianto, perché il suo valore è collegato alla quota di energia che riesce effettivamente a essere condivisa.
Un impianto molto grande con poca contemporaneità tra produzione e consumi può quindi sfruttare il meccanismo meno efficacemente di un sistema dimensionato meglio rispetto alle esigenze della Comunità.
Perché bisogna dimensionare gli impianti partendo dai consumi della CER
Un normale impianto domestico viene dimensionato analizzando i consumi di una casa.
In una CER bisogna fare un passaggio ulteriore e osservare il comportamento aggregato dei partecipanti.
Immaginiamo una configurazione con abitazioni che consumano soprattutto la sera, alcuni uffici attivi dalle 8:00 alle 18:00 e un'attività commerciale con consumi distribuiti durante tutta la giornata.
L'impianto fotovoltaico deve essere valutato considerando questi profili insieme.
La presenza degli uffici e dell'attività commerciale può aumentare il consumo contemporaneo alla produzione solare, mentre le abitazioni possono contribuire in misura diversa durante le ore centrali.
È quindi utile analizzare i dati orari dei POD prima di stabilire quanta potenza fotovoltaica aggiungere.
Più pannelli non significano automaticamente più energia incentivata
Consideriamo una CER che nelle ore centrali consuma normalmente circa 100 kWh ogni ora.
Se gli impianti producono e immettono 70 kWh nello stesso intervallo, tutti quei 70 kWh possono trovare un consumo corrispondente ai fini del calcolo della condivisione.
Se la capacità fotovoltaica viene raddoppiata e in una determinata ora vengono immessi 140 kWh mentre i consumi rimangono a 100 kWh, l'energia condivisa in quell'ora non diventa 140 kWh: rimane limitata a 100 kWh, perché il calcolo considera il valore minore tra immissioni e prelievi.
I restanti 40 kWh continuano ad avere un valore economico come energia prodotta e immessa secondo il regime commerciale scelto dal produttore, ma non rappresentano energia condivisa incentivabile in quella specifica ora.
Questa distinzione è fondamentale per evitare di confondere massimizzazione della produzione e massimizzazione dell'energia condivisa.
L'accumulo può aiutare una CER?
Le batterie possono avere un ruolo interessante, ma devono essere valutate all'interno della configurazione energetica complessiva.
Un accumulo permette di spostare una parte dell'energia nel tempo, conservando produzione disponibile in alcune ore e rendendola utilizzabile successivamente secondo l'architettura prevista.
Il GSE include i sistemi di accumulo nelle proprie Regole Operative CACER e disciplina il modo in cui le relative misure vengono considerate nella configurazione.
Non bisogna però partire dall'idea che qualsiasi CER debba necessariamente avere una batteria.
Se produzione fotovoltaica e consumi diurni coincidono già molto bene, potrebbe essere più efficace investire innanzitutto nel corretto dimensionamento degli impianti. Se invece esistono forti eccedenze solari e consumi significativi nelle ore successive, lo storage può diventare più interessante.
LED Italia approfondisce le differenze tra le principali architetture di accumulo nell'articolo dedicato alle batterie fotovoltaiche ad alta e bassa tensione.
Inverter e configurazione elettrica rimangono centrali
Una CER è una configurazione energetica e amministrativa, ma ciascun impianto fotovoltaico continua a dover funzionare correttamente dal punto di vista elettrico.
Pannelli, stringhe e inverter devono essere dimensionati in modo compatibile, mentre l'impianto deve rispettare le prescrizioni applicabili per la connessione alla rete.
Nel caso di piccoli impianti residenziali o commerciali, un inverter ibrido può anche permettere l'integrazione futura di un sistema di accumulo. Un esempio nella gamma LED Italia è l'inverter Deye monofase LV da 5 kW SKU 12696, dotato di doppio MPPT, ingresso fotovoltaico fino a 8 kW e conformità CEI 0-21 dichiarata dal produttore. (V-TAC Italia)
La presenza dell'inverter ibrido, tuttavia, non determina di per sé l'idoneità dell'impianto alla CER: requisiti elettrici e requisiti per l'autoconsumo diffuso devono essere verificati separatamente.
Un esempio di CER basata sul fotovoltaico
Immaginiamo un piccolo territorio nel quale partecipano trenta abitazioni, alcuni uffici comunali e due imprese.
Una delle aziende dispone di un grande tetto e realizza un impianto fotovoltaico da 150 kW, mentre cinque abitazioni installano sistemi da 6 kW ciascuna.
La CER raggiunge quindi 180 kW di nuova capacità fotovoltaica distribuita su più punti.
Durante una determinata ora gli impianti immettono 120 kWh e i POD della configurazione prelevano complessivamente 95 kWh.
In quell'ora l'energia condivisa sarà pari a 95 kWh.
Se nelle ore pomeridiane la produzione scende a 50 kWh mentre i membri consumano 110 kWh, l'energia condivisa sarà invece pari a 50 kWh.
L'esempio mostra perché il progetto non si esaurisce nella scelta dei moduli: serve conoscere il comportamento contemporaneo di produzione e consumo.
Come scegliere i pannelli per gli impianti di una CER
La logica di scelta dei moduli non cambia radicalmente rispetto a un normale impianto fotovoltaico.
Bisogna valutare potenza, efficienza, spazio disponibile, orientamento della copertura e caratteristiche elettriche richieste dall'inverter.
Quando le superfici sono limitate, moduli con efficienza elevata possono consentire di installare maggiore potenza sulla stessa area.
Il modulo AIKO da 470 W SKU 12470, disponibile su LED Italia, presenta per esempio un'efficienza dichiarata del 23,6% e dimensioni di 1.757 × 1.134 mm.
Per impianti di piccola taglia sono disponibili anche configurazioni già raggruppate: il set AIKO da 5,17 kW SKU 124705 comprende undici moduli da 470 W e può rappresentare l'ordine di grandezza di un impianto residenziale o di una piccola utenza inserita all'interno di una configurazione più ampia. (V-TAC Italia)
In una CER composta da molti partecipanti, diversi impianti di questo tipo possono convivere con installazioni di potenza molto superiore.
Qual è quindi l'impianto “giusto” per produrre energia condivisa?
Non esiste una taglia universale.
Un impianto da 6 kW può essere perfettamente utile all'interno di una piccola configurazione, mentre una Comunità con decine di imprese e consumi diurni elevati potrebbe richiedere centinaia di kW di nuova produzione.
La progettazione dovrebbe partire da un'unica domanda: quanta energia consumano contemporaneamente i membri mentre gli impianti rinnovabili stanno producendo?
Da questo dato si può iniziare a costruire una potenza fotovoltaica coerente, verificando successivamente disponibilità dei tetti, producibilità solare, vincoli di connessione e requisiti previsti dal GSE.
La guida LED Italia [Come dimensionare un impianto fotovoltaico per una casa indipendente] può essere utile per comprendere il metodo utilizzato per passare dai consumi ai kWp; in una CER, però, la stessa logica deve essere estesa dai consumi di una singola abitazione ai consumi aggregati della configurazione.
La CER funziona quando produzione e consumo vengono progettati insieme
Il fotovoltaico offre alle Comunità Energetiche una possibilità particolarmente interessante: distribuire la produzione su edifici che esistono già e condividere virtualmente il beneficio tra soggetti che possono avere profili energetici molto differenti.
La parte più importante del progetto non consiste però nell'installare il maggior numero possibile di moduli.
Serve innanzitutto individuare i partecipanti, verificare l'area della cabina primaria e studiare i consumi orari; solo successivamente diventa possibile stabilire dove installare gli impianti e quale potenza abbia realmente senso aggiungere.
La normativa consente di utilizzare più impianti e produttori differenti, includere entro determinati limiti anche impianti esistenti e realizzare nuove unità fino a 1 MW per singolo impianto incentivabile. Il valore economico della CER nasce però soprattutto dalla capacità di far coincidere produzione rinnovabile e prelievi della Comunità nelle stesse ore.
È quindi questo il principio da utilizzare quando si sceglie il fotovoltaico per una Comunità Energetica: non progettare soltanto quanta energia produrre durante l'anno, ma capire quando quella produzione potrà realmente incontrare i consumi dei membri.
Fonti consultate
GSE – Regole Operative CACER e TIAD. Consulta le Regole Operative GSE
GSE – Requisiti tecnici degli impianti per le tariffe incentivanti CER. Consulta la scheda GSE
GSE – Contributi economici per CER. Consulta i contributi economici
GSE – Tariffe incentivanti per CER e autoconsumatori. Consulta le tariffe incentivanti
GSE – Impianti esistenti nelle configurazioni di autoconsumo diffuso. Consulta le regole sugli impianti esistenti
MASE – Decreto CER del 7 dicembre 2023. Consulta il Decreto CER
ARERA – Testo Integrato Autoconsumo Diffuso, Delibera 727/2022/R/eel. Consulta il TIAD
LED Italia – Modulo AIKO 470 W SKU 12470. Consulta il modulo AIKO 470 W
LED Italia – Set fotovoltaico AIKO 5,17 kW SKU 124705. Consulta il set AIKO
LED Italia – Inverter Deye monofase 5 kW SKU 12696. Consulta l'inverter Deye