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Quadro elettrico a norma CEI: cosa significa e perché è importante

Quadro elettrico a norma CEI

Scopri cosa significa avere un quadro elettrico a norma CEI, quali norme si applicano e perché protezioni, verifiche e documentazione sono fondamentali.

Quando si parla di quadro elettrico a norma CEI, si fa riferimento a un quadro progettato, assemblato e installato secondo le regole tecniche applicabili alla sua tipologia e all’impianto nel quale viene inserito.

Non è quindi sufficiente acquistare un involucro e installare al suo interno interruttori con marcatura CE. Il quadro deve essere considerato come un insieme: dimensionamento dei componenti, protezione contro sovracorrenti e dispersioni, cablaggio, sovratemperature, isolamento e condizioni ambientali devono essere valutati in modo coordinato.

In Italia, la Norma CEI 64-8 costituisce il principale riferimento tecnico per la progettazione e la realizzazione degli impianti elettrici in bassa tensione. La nona edizione è entrata in vigore il 1° novembre 2024 e comprende prescrizioni relative alla protezione delle persone, alle sovracorrenti, alle sovratensioni, al sezionamento e alla scelta dei componenti. (CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano)

Per i quadri elettrici veri e propri entra invece in gioco soprattutto la serie CEI EN IEC 61439, dedicata alle apparecchiature assiemate di protezione e manovra per bassa tensione. (CEI MyNorma)

Cosa significa realmente “a norma CEI”

L’espressione viene spesso utilizzata in modo generico, ma non identifica un unico certificato valido per qualsiasi quadro.

Significa piuttosto che progettazione, costruzione e installazione sono state eseguite facendo riferimento alle norme CEI applicabili al tipo di apparecchiatura e all’impianto.

La CEI 64-8 definisce le prescrizioni per gli impianti utilizzatori in bassa tensione e rappresenta il riferimento tecnico italiano per realizzare gli impianti a regola d’arte. Lo stesso CEI collega espressamente la norma ai principi della Legge 186/1968 e del D.M. 37/2008. (CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano)

Per il quadro come assieme, la CEI EN IEC 61439-1 definisce invece condizioni di servizio, prescrizioni costruttive, caratteristiche tecniche e requisiti di verifica. La norma deve essere utilizzata insieme alla parte della serie 61439 pertinente alla specifica tipologia di quadro. (CEI MyNorma)

Questo significa che la conformità riguarda il quadro completo, non soltanto gli interruttori montati al suo interno.

Norma CEI e marcatura CE non sono la stessa cosa

Uno degli errori più frequenti consiste nel confondere la marcatura CE con la conformità alle norme CEI.

La marcatura CE indica che il fabbricante dichiara la conformità del prodotto ai requisiti previsti dalla legislazione europea applicabile. Per le apparecchiature elettriche comprese nel relativo campo di applicazione, uno dei riferimenti è la Direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE. (Mercato Interno e PMI)

Le norme CEI sono invece norme tecniche utilizzate per definire come progettare, costruire, verificare e installare correttamente impianti e apparecchiature.

Avere magnetotermici, differenziali e SPD marcati CE non significa quindi automaticamente che l’intero quadro sia stato correttamente dimensionato.

Un interruttore può essere perfettamente conforme come singolo prodotto, ma risultare inadatto se la sua corrente nominale non è coordinata con la sezione dei cavi o con la corrente di cortocircuito prevista nel punto di installazione.

La serie CEI EN IEC 61439

La CEI EN IEC 61439 è uno dei riferimenti fondamentali per i quadri elettrici in bassa tensione.

La Parte 1 stabilisce le regole generali e richiede verifiche relative sia alla costruzione sia alle prestazioni dell’assieme. Tra gli aspetti considerati rientrano protezione contro lo shock elettrico, caratteristiche dielettriche, sovratemperatura e capacità di sopportare le condizioni elettriche previste. (CEI MyNorma)

La parte applicabile cambia in funzione del quadro.

La CEI EN IEC 61439-2 riguarda i quadri di potenza, tipicamente utilizzati in applicazioni industriali e professionali.

La nuova CEI EN IEC 61439-3, in vigore dal 2025, riguarda invece i quadri di distribuzione destinati a essere utilizzati anche da persone comuni, come quelli presenti in molte installazioni residenziali e similari. 

Non esiste quindi un’unica configurazione che rende automaticamente un quadro “a norma”: bisogna prima determinare quale normativa sia applicabile all’assieme.

Le protezioni devono essere dimensionate insieme

Un quadro conforme non è semplicemente quello che contiene molte protezioni.

Gli interruttori devono essere scelti sulla base delle caratteristiche dell’impianto.

Un magnetotermico protegge una linea contro sovraccarichi e cortocircuiti. La sua corrente nominale deve quindi essere coordinata con la portata del conduttore.

Il differenziale interviene invece in presenza di determinate correnti di dispersione verso terra e contribuisce alla protezione contro lo shock elettrico.

Gli SPD, o scaricatori di sovratensione, hanno un’altra funzione ancora: limitano gli effetti delle sovratensioni transitorie.

Questi dispositivi non sono intercambiabili. Il magnetotermico non sostituisce il differenziale e il differenziale non sostituisce uno scaricatore.

La nona edizione della CEI 64-8 comprende aggiornamenti specifici relativi proprio alla protezione contro lo shock elettrico, alle sovratensioni, al sezionamento e alla scelta dei componenti. (CEI Magazine)

Anche la corrente di cortocircuito conta

Un dato spesso trascurato è il potere di interruzione degli interruttori.

Quando si verifica un cortocircuito possono svilupparsi correnti molto superiori alla normale corrente di funzionamento. Il dispositivo deve essere in grado di interromperle in sicurezza.

Il valore necessario dipende dalla corrente di cortocircuito presumibile nel punto in cui viene installato il quadro.

Due quadri destinati a impianti con la stessa potenza nominale potrebbero quindi richiedere dispositivi differenti se vengono installati in punti della rete con caratteristiche diverse.

Scegliere gli interruttori soltanto osservando il valore in ampere riportato frontalmente non è sufficiente.

Dimensionamento termico e spazio interno

Anche la temperatura all’interno del quadro è importante.

Interruttori, alimentatori, contattori e altri componenti generano calore durante il funzionamento. Installare molti dispositivi in un contenitore troppo piccolo può aumentare la temperatura interna e modificare le condizioni di funzionamento degli apparecchi.

La CEI EN IEC 61439-1 comprende requisiti specifici relativi alla verifica della sovratemperatura dell’assieme. L’edizione attuale ha inoltre aggiornato proprio l’approccio alla valutazione termica dei gruppi di circuiti. 

Per questo un quadro non dovrebbe essere riempito fino all’ultimo modulo disponibile senza verificare dissipazione, disposizione interna e condizioni ambientali.

Lasciare spazio disponibile rende inoltre più semplice la manutenzione e permette eventuali ampliamenti futuri.

Grado IP e ambiente di installazione

Il quadro deve essere adatto anche all’ambiente nel quale viene installato.

Un centralino collocato all’interno di un’abitazione non è esposto alle stesse condizioni di un quadro installato all’esterno, in un garage o in un locale soggetto a polvere e umidità.

Il grado IP indica il livello di protezione dell’involucro contro l’ingresso di corpi solidi e acqua.

Un valore IP elevato, tuttavia, non rende automaticamente il quadro conforme all’intero impianto. Protezione ambientale, caratteristiche elettriche e dimensionamento dei dispositivi devono essere valutati separatamente.

Per applicazioni fotovoltaiche, ad esempio, LED Italia propone quadri con involucro IP65 destinati a installazioni con specifiche caratteristiche elettriche. Il quadro combinato AC/DC monofase da 5 kW integra protezioni sui lati AC e DC all’interno di un centralino IP65. (V-TAC Italia)

Cosa cambia nei quadri fotovoltaici

Nel fotovoltaico la configurazione diventa ancora più specifica, perché il quadro può dover gestire contemporaneamente corrente continua e corrente alternata.

Sul lato DC devono essere utilizzati dispositivi compatibili con tensione e corrente delle stringhe fotovoltaiche. Sul lato AC le protezioni devono invece essere coordinate con inverter e rete.

Quando l’impianto è collegato alla rete pubblica entrano inoltre in gioco le regole tecniche di connessione.

Per le connessioni alla rete di bassa tensione il riferimento è la CEI 0-21, che disciplina caratteristiche e requisiti della connessione degli utenti attivi e passivi alla rete. (V-TAC Italia)

In determinate configurazioni possono quindi essere presenti anche dispositivi di interfaccia e sistemi dedicati alla protezione della connessione.

Un esempio è il quadro AC trifase LED Italia da 30 kW, che integra magnetotermico differenziale, SPD e sistema di protezione di interfaccia conforme CEI 0-21. (V-TAC Italia)

Questo non significa però che il prodotto sia utilizzabile indistintamente in qualsiasi impianto da 30 kW. Configurazione dell’inverter, corrente, schema elettrico e caratteristiche della connessione devono comunque essere verificate.

Le verifiche fanno parte della conformità

La conformità non termina nel momento in cui vengono installati i componenti.

La serie CEI EN IEC 61439 richiede verifiche dell’assieme, mentre la CEI 64-8 prevede verifiche dell’impianto elettrico prima della messa in servizio e nei casi previsti durante la sua vita operativa.

A seconda della configurazione, le verifiche possono riguardare continuità dei conduttori di protezione, isolamento, corretto intervento delle protezioni e corrispondenza tra apparecchi installati e progetto.

Anche identificazione e documentazione sono importanti. Un quadro ordinato ma privo di indicazioni sui circuiti rende più difficile capire quale dispositivo protegga una determinata linea e aumenta la complessità degli interventi successivi.

Dichiarazione di conformità dell’impianto

Per gli impianti soggetti al D.M. 37/2008, al termine dei lavori l’impresa installatrice abilitata rilascia la dichiarazione di conformità prevista dalla normativa.

La dichiarazione riguarda l’impianto realizzato e deve essere accompagnata dagli allegati richiesti, secondo il tipo di intervento. Il modello della dichiarazione è stato disciplinato e successivamente aggiornato dal Ministero competente. (Gazzetta Ufficiale)

È importante distinguere questo documento dalla documentazione tecnica del singolo quadro.

Un quadro correttamente realizzato è infatti soltanto una parte dell’impianto: cavi, messa a terra, protezioni, collegamenti e utenze devono essere coordinati affinché l’intero sistema possa essere considerato realizzato a regola d’arte.

Quando un vecchio quadro dovrebbe essere verificato

La presenza di un quadro datato non implica automaticamente che sia pericoloso, ma alcune condizioni rendono consigliabile una verifica.

Tra queste rientrano frequenti interventi delle protezioni, morsetti o interruttori che si surriscaldano, parti annerite, odore di materiale isolante deteriorato e assenza di spazio per nuovi circuiti.

Anche l’aggiunta di carichi importanti può rendere necessario riesaminare la configurazione.

Un impianto progettato prima dell’installazione di pompa di calore, climatizzazione, fotovoltaico o colonnina EV potrebbe non avere protezioni e distribuzione adeguate alla nuova situazione.

La soluzione corretta non consiste semplicemente nel sostituire un interruttore con uno di corrente nominale superiore. È necessario verificare l’intero circuito, compresi cavi e protezioni a monte.

Perché un quadro a norma è importante

Un quadro correttamente progettato permette alle protezioni di intervenire nelle condizioni per le quali sono state previste.

Riduce il rischio che un sovraccarico provochi un surriscaldamento dei cavi, permette di sezionare correttamente le diverse linee e contribuisce alla protezione contro guasti e dispersioni.

La conformità facilita inoltre manutenzione e ampliamenti futuri, perché circuiti e dispositivi vengono organizzati secondo uno schema definito.

In ambito fotovoltaico assume un peso ulteriore: un errore sul lato DC, una protezione non compatibile o un quadro sottodimensionato possono compromettere sia il funzionamento dell’impianto sia il coordinamento con inverter e rete.

Non basta leggere “CEI” sull’etichetta

La dicitura “quadro elettrico a norma CEI” dovrebbe quindi essere interpretata con attenzione.

Non basta che i componenti siano di buona qualità, non basta la marcatura CE e non basta che l’involucro abbia un grado IP elevato.

Bisogna verificare quale norma si applica al quadro, quali sono tensione e corrente nominali, quali protezioni sono installate e se l’assieme è compatibile con l’impianto reale.

Per il fotovoltaico, attraverso la gamma di quadri elettrici e il sito ufficiale LED Italia è possibile confrontare configurazioni AC, DC e combinate per differenti potenze.

La configurazione definitiva deve comunque essere definita sulla base dello schema elettrico, delle caratteristiche della rete e delle prescrizioni tecniche applicabili.

Fonti consultate

LED Italia – sito ufficiale

LED Italia – Quadri elettrici

LED Italia – Quadro combinato AC/DC monofase 5 kW

LED Italia – Quadro AC trifase 30 kW con SPI CEI 0-21

CEI – Norma CEI 64-8, IX edizione

CEI – Principali novità della CEI 64-8, IX edizione

CEI – CEI EN IEC 61439-1, regole generali per i quadri BT

CEI – CEI EN IEC 61439-2, quadri di potenza

CEI – CEI EN IEC 61439-3, quadri di distribuzione

Normattiva – D.M. 37/2008

Commissione europea – Low Voltage Directive 2014/35/EU

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