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Raffrescare tutta la casa o solo le stanze utilizzate? Come scegliere

Raffrescare tutta la casa o solo le stanze utilizzate?

Conviene raffrescare tutta la casa o solo le stanze utilizzate? Scopri come gestire climatizzatori, porte, temperatura e consumi durante l’estate.

Quando arriva il caldo, soprattutto nelle abitazioni con più stanze o con diversi split, una delle domande più comuni riguarda il modo migliore di utilizzare il climatizzatore: conviene raffrescare tutta la casa oppure concentrare il raffrescamento soltanto negli ambienti realmente utilizzati?

Nella maggior parte dei casi, climatizzare camere vuote significa utilizzare energia per mantenere una temperatura che nessuno sta sfruttando. La situazione cambia però nelle abitazioni molto aperte, negli ambienti comunicanti o quando più stanze vengono utilizzate contemporaneamente durante gran parte della giornata.

La scelta corretta dipende quindi dalla disposizione della casa, dal tipo di impianto e dalle abitudini di chi la vive. Secondo la guida ENEA alla climatizzazione estiva, quando un impianto dispone di più split è consigliabile accendere soltanto quelli realmente necessari, evitando di raffrescare gli ambienti inutilizzati e mantenendo chiuse le porte delle stanze climatizzate per ridurre le dispersioni di aria fresca. (Media ENEA)

Raffrescare meno stanze significa automaticamente consumare meno?

In linea generale, ridurre il numero di ambienti da climatizzare diminuisce anche la quantità di calore che l’impianto deve sottrarre.

Una camera inutilizzata non deve necessariamente essere mantenuta alla stessa temperatura del soggiorno nel quale si trascorrono diverse ore. Se l’impianto permette una gestione indipendente degli ambienti, può quindi essere più efficiente concentrare il raffrescamento nelle stanze effettivamente occupate.

Il principio è simile a quello utilizzato negli impianti a zone: temperatura e funzionamento vengono adattati alla reale occupazione degli spazi, invece di applicare la stessa impostazione a tutta l’abitazione.

Anche il Dipartimento dell’Energia statunitense indica tra i principali vantaggi dei sistemi mini-split proprio la possibilità di realizzare un raffrescamento per zone o per singoli ambienti, evitando di trattare necessariamente tutta la casa nello stesso modo. (The Department of Energy's Energy.gov)

Questo non significa, però, che basti spegnere casualmente alcune unità per ottenere sempre il massimo risparmio: il comportamento dell’edificio e il tipo di impianto devono essere considerati insieme.

Perché uno split in corridoio non raffresca bene tutta la casa

Una soluzione apparentemente semplice consiste nell’installare o accendere un climatizzatore molto potente in una posizione centrale, per esempio nel corridoio, lasciando aperte le porte nella speranza che l’aria fresca raggiunga tutte le stanze.

ENEA sconsiglia espressamente questo approccio.

L’unità interna raffresca soprattutto l’ambiente nel quale è installata e la distribuzione naturale dell’aria attraverso porte e corridoi difficilmente permette di ottenere temperature uniformi nelle altre stanze.

Si rischia quindi di avere un corridoio molto freddo e camere ancora calde, costringendo il climatizzatore a funzionare a lungo senza raggiungere realmente il risultato desiderato.

Per questo, quando è necessario raffrescare più stanze in maniera efficace, la distribuzione dell’impianto deve essere progettata tenendo conto degli ambienti da servire.

Perché conviene chiudere le porte delle stanze climatizzate

Quando si decide di raffrescare soltanto una parte della casa, le porte assumono un ruolo molto più importante di quanto possa sembrare.

Il climatizzatore lavora per portare un ambiente verso una determinata temperatura e umidità. Se la porta rimane completamente aperta verso stanze molto più calde, parte dell’aria raffrescata viene continuamente dispersa e viene sostituita da aria più calda proveniente dagli altri ambienti.

L’apparecchio deve quindi continuare a lavorare per compensare questo scambio.

ENEA raccomanda proprio di mantenere chiuse le porte degli ambienti climatizzati quando si utilizzano soltanto alcuni split. (Media ENEA)

La stessa logica vale per le finestre: far entrare continuamente aria esterna calda e umida aumenta il lavoro necessario per riportare l’ambiente alle condizioni impostate.

Un esempio: soggiorno di giorno, camere di notte

Una gestione per zone diventa particolarmente intuitiva quando le stanze vengono utilizzate in momenti diversi.

Durante il giorno una famiglia potrebbe trascorrere gran parte del tempo tra soggiorno e cucina, mentre le camere rimangono vuote. La sera e durante la notte la situazione si inverte.

In un’abitazione dotata di unità indipendenti, non è necessariamente utile mantenere per dodici ore le camere alla stessa temperatura del soggiorno. Si può invece concentrare il raffrescamento nella zona giorno e successivamente spostarlo verso la zona notte.

La gestione diventa ancora più efficace quando timer e programmazioni permettono di anticipare leggermente l’accensione, evitando di lasciare gli apparecchi attivi per tutta la giornata soltanto per trovare la stanza fresca molte ore dopo.

È lo stesso principio alla base dei termostati programmabili e dei sistemi di controllo per zone: adattare il funzionamento dell’impianto agli orari nei quali gli ambienti vengono realmente occupati. Il Department of Energy evidenzia che i controlli programmabili e smart permettono proprio di modificare le temperature in funzione della presenza e delle diverse fasce della giornata. (Building Science Education)

Quando può avere senso raffrescare più stanze contemporaneamente

Raffrescare soltanto la stanza nella quale ci si trova non è una regola universale.

In una casa con soggiorno, cucina e ingresso completamente comunicanti, per esempio, cercare di mantenere fresco soltanto un piccolo settore dell’open space può essere poco realistico.

Lo stesso vale quando più persone utilizzano contemporaneamente ambienti diversi oppure quando le porte rimangono necessariamente aperte per gran parte della giornata.

In questi casi può essere più funzionale considerare più stanze come una zona climatica unica, evitando grandi differenze di temperatura tra ambienti che comunicano continuamente.

Un sistema centralizzato correttamente progettato può inoltre essere pensato proprio per distribuire il raffrescamento in maniera uniforme in tutta l’abitazione. Il Department of Energy distingue infatti tra sistemi centrali, progettati per distribuire l’aria climatizzata attraverso più ambienti, e sistemi mini-split, particolarmente adatti alla gestione indipendente delle zone. (The Department of Energy's Energy.gov)

La domanda corretta non è quindi semplicemente “una stanza o tutta la casa?”, ma quali ambienti funzionano realmente come zone separate.

Attenzione alle differenze di temperatura troppo elevate

Raffrescare per zone non significa creare una camera a 20 °C mentre la stanza accanto rimane a 33 °C.

Una differenza molto elevata può rendere poco piacevole il passaggio tra gli ambienti e aumentare lo scambio termico attraverso pareti, porte e aperture.

Secondo ENEA, durante la stagione estiva la temperatura interna non dovrebbe scendere sotto i 26 °C e, in molte situazioni, il comfort può essere raggiunto mantenendo una temperatura anche soltanto due o tre gradi inferiore rispetto a quella esterna, soprattutto quando viene controllata anche l’umidità. (Media ENEA)

L’obiettivo dovrebbe quindi essere creare condizioni confortevoli negli ambienti utilizzati, senza raffreddarli molto più del necessario.

L’umidità può cambiare completamente la scelta

La temperatura indicata dal termometro non racconta da sola quanto una stanza risulti confortevole.

Con un’umidità elevata, il corpo disperde più difficilmente calore attraverso l’evaporazione del sudore e la stessa temperatura può risultare molto più opprimente.

Per questo ENEA ricorda che, in alcune condizioni, può essere sufficiente utilizzare la funzione deumidificazione senza abbassare eccessivamente la temperatura.

Questo aspetto diventa interessante anche nella gestione delle diverse stanze: una zona della casa esposta a nord, per esempio, potrebbe non richiedere lo stesso raffrescamento di un soggiorno con grandi superfici vetrate esposte al sole, ma potrebbe comunque avere bisogno di controllo dell’umidità.

Utilizzare la stessa impostazione in tutta l’abitazione rischia quindi di ignorare differenze reali tra esposizione, utilizzo e condizioni interne.

Le stanze esposte al sole richiedono più energia

Due camere della stessa dimensione possono avere esigenze di raffrescamento molto diverse.

Una stanza esposta a nord e protetta dal sole può rimanere relativamente fresca, mentre un soggiorno con grandi finestre rivolte a ovest può accumulare calore per molte ore durante il pomeriggio.

Prima ancora di decidere quali climatizzatori accendere, conviene quindi limitare l’ingresso del calore.

ENEA stima che chiudere completamente tapparelle o persiane delle finestre esposte al sole possa ridurre fino all’80% l’ingresso dell’energia solare attraverso quelle aperture. (Media ENEA)

Un ambiente che assorbe meno calore raggiungerà più facilmente la temperatura desiderata e richiederà meno lavoro al climatizzatore.

La gestione per zone dovrebbe quindi partire anche dall’involucro della casa: schermare prima gli ambienti più esposti permette di ridurre il fabbisogno prima ancora di utilizzare energia per raffrescarli.

Anche computer, televisori e illuminazione aumentano il carico termico

Il calore presente in una stanza non arriva soltanto dall’esterno.

Televisori, computer, elettrodomestici e sistemi di illuminazione producono calore durante il funzionamento, aumentando progressivamente la temperatura dell’ambiente.

ENEA suggerisce infatti di limitare, nelle ore più calde, l’utilizzo delle apparecchiature che contribuiscono agli apporti termici interni. (Media ENEA)

Questo significa che un soggiorno nel quale funzionano televisore, computer e altri dispositivi potrebbe richiedere un raffrescamento maggiore rispetto a una camera inutilizzata.

Nel caso dell’illuminazione, utilizzare sorgenti efficienti permette di ottenere la quantità di luce necessaria con una potenza elettrica più contenuta. Anche questo contribuisce, insieme alla riduzione dei consumi, a limitare il calore generato all’interno degli ambienti.

Se una stanza non viene utilizzata, va lasciata diventare caldissima?

Neppure questo approccio deve essere interpretato in maniera estrema.

Spegnere il climatizzatore in una camera inutilizzata non significa necessariamente doverla isolare completamente per giorni mentre raggiunge temperature molto elevate.

In una casa reale gli ambienti scambiano continuamente calore attraverso pareti, porte e solai; inoltre una stanza potrebbe tornare a essere utilizzata alcune ore più tardi.

La gestione più razionale consiste quindi nell’adattare il raffrescamento alla durata dell’assenza.

Se una camera rimane vuota per qualche ora, spesso può essere inutile mantenerla alla stessa temperatura della zona occupata. Se invece deve essere utilizzata nuovamente a breve, può avere senso evitare variazioni troppo marcate e programmare l’impianto in funzione dell’orario previsto.

I sistemi di controllo diventano particolarmente utili proprio perché permettono di superare la logica semplicistica “sempre acceso” o “sempre spento”.

Quanto incide la manutenzione quando si utilizzano più split

Un impianto a zone può ridurre il funzionamento non necessario, ma il risultato dipende anche dall’efficienza delle singole unità.

Secondo ENEA, un climatizzatore costretto a lavorare sotto sforzo a causa di una manutenzione insufficiente può arrivare a consumare fino al 30% in più rispetto ai parametri di fabbrica. (Media ENEA)

Filtri sporchi, unità esterne ostruite e una circolazione dell’aria insufficiente possono quindi ridurre parte del vantaggio ottenuto spegnendo gli split delle stanze inutilizzate.

In una casa con più unità interne è utile controllare tutte quelle effettivamente utilizzate, anche se alcune funzionano meno frequentemente delle altre.

Raffrescamento per zone e consumi elettrici

La climatizzazione è uno dei carichi che possono incidere maggiormente sui consumi estivi, soprattutto durante ondate di calore prolungate.

Per capire se la gestione per zone sta realmente producendo un vantaggio bisogna osservare i kWh consumati, non soltanto il numero di climatizzatori accesi.

Un grande split che lavora continuamente al massimo per cercare di raffrescare più stanze potrebbe consumare più di un sistema correttamente dimensionato con due unità che modulano la propria potenza.

Allo stesso modo, accendere tre climatizzatori contemporaneamente quando viene utilizzata soltanto una stanza produce un consumo difficilmente giustificabile.

L’articolo LED Italia Consumo energetico e risparmio in bolletta approfondisce proprio questo principio: prima di cercare di ridurre la spesa è necessario capire dove, quando e per quanto tempo viene utilizzata l’energia. (Led Italia)

Raffrescamento e fotovoltaico: conta anche quando si consuma

Quando la casa dispone di un impianto fotovoltaico, alla quantità di energia utilizzata si aggiunge un altro elemento: l’orario nel quale viene consumata.

Il fabbisogno di raffrescamento estivo aumenta spesso durante le ore centrali e pomeridiane, quando anche la produzione fotovoltaica può essere elevata.

Una parte dell’energia necessaria ai climatizzatori può quindi essere utilizzata direttamente mentre viene prodotta, aumentando l’autoconsumo.

LED Italia ha analizzato questo tema nell’articolo Autoconsumo fotovoltaico in Italia: i dati del 2024: nel 2024 sono stati autoconsumati 10.701 GWh, pari al 30,2% della produzione fotovoltaica netta nazionale. (Led Italia)

Anche in presenza del fotovoltaico, tuttavia, produrre energia sul tetto non significa che convenga raffrescare stanze vuote. Utilizzare direttamente l’energia solare migliora la gestione della produzione, mentre ridurre un consumo non necessario rimane comunque la prima forma di efficienza.

Ventilatori e gestione delle singole stanze

Non tutti gli ambienti devono necessariamente essere climatizzati.

Nelle giornate meno estreme, un ventilatore può essere sufficiente per aumentare il comfort percepito nelle stanze occupate, lasciando il climatizzatore spento.

Un ventilatore non abbassa la temperatura dell’aria, ma aumenta il movimento dell’aria sulla persona e può quindi essere particolarmente utile negli ambienti utilizzati solo per alcune ore.

Tra le soluzioni disponibili su LED Italia, il ventilatore da soffitto V-TAC SKU 7919 utilizza un motore DC da 35 W, offre cinque velocità e integra una luce LED CCT da 15 W. (Led Italia)

Una soluzione di questo tipo può essere utilizzata, per esempio, in camera o in soggiorno nelle giornate in cui il semplice movimento dell’aria è sufficiente, riservando la climatizzazione alle condizioni più impegnative.

Quando raffrescare solo le stanze utilizzate

La gestione selettiva è particolarmente indicata quando la casa dispone di ambienti chiaramente separati e di unità che possono essere controllate indipendentemente.

Può avere senso, ad esempio, in un’abitazione nella quale durante il giorno viene utilizzato soprattutto il soggiorno, mentre le camere rimangono vuote fino alla sera.

In questi casi conviene:

  • accendere gli split soltanto negli ambienti realmente utilizzati;
  • mantenere chiuse le porte delle stanze climatizzate;
  • utilizzare timer o programmazioni in base agli orari di presenza;
  • schermare dal sole le stanze più esposte prima che accumulino calore.

Questa logica permette di evitare di mantenere artificialmente una temperatura bassa in spazi che rimangono vuoti per gran parte della giornata.

Quando può essere più sensato raffrescare una zona più ampia

Una gestione più estesa può invece essere appropriata nelle abitazioni open space, quando più stanze comunicano continuamente oppure quando diverse persone utilizzano contemporaneamente ambienti differenti.

Anche un impianto centralizzato progettato per funzionare come sistema unico deve essere gestito secondo le caratteristiche previste dal produttore e dall’installatore: chiudere arbitrariamente bocchette o alterare la distribuzione dell’aria non equivale a creare una corretta climatizzazione per zone.

Nei sistemi realmente predisposti per lo zoning, invece, regolazione, sensori e distribuzione dell’aria vengono progettati per adattare il funzionamento alle diverse aree dell’edificio.

La differenza fondamentale sta quindi nel controllo: raffrescare tutta la casa indistintamente è diverso dal gestire più zone perché sono effettivamente occupate.

Non serve scegliere tra “tutta la casa” e “una sola stanza”

La soluzione migliore può cambiare durante la stessa giornata.

Al mattino potrebbe non essere necessario alcun raffrescamento meccanico. Nel pomeriggio può essere sufficiente climatizzare soggiorno e cucina, mentre durante la notte l’attenzione si sposta sulle camere.

Pensare alla casa per zone e fasce orarie permette quindi di adattare i consumi alle esigenze reali, evitando di utilizzare la climatizzazione come se tutti gli ambienti avessero sempre lo stesso fabbisogno.

Questa impostazione diventa ancora più efficace quando viene affiancata da schermature solari, ventilazione nelle ore più fresche, controllo dell’umidità e riduzione delle apparecchiature che generano calore.

Raffrescare dove serve è spesso la scelta più efficiente

Nelle abitazioni dotate di più split, la regola indicata da ENEA è chiara: accendere soltanto le unità realmente necessarie e limitare la dispersione dell’aria fresca verso gli ambienti inutilizzati.

Raffrescare tutta la casa può avere senso quando gli ambienti sono fortemente comunicanti, quando vengono utilizzati contemporaneamente oppure quando il sistema è stato progettato per una distribuzione centralizzata e uniforme.

Negli altri casi, una gestione per stanze permette di adattare il consumo alla vita reale della casa e di evitare che parte dell’energia venga utilizzata per mantenere freschi spazi vuoti.

Il risultato migliore nasce quindi dall’equilibrio tra impianto, caratteristiche dell’abitazione, orari di utilizzo e temperatura desiderata, evitando sia di climatizzare indiscriminatamente tutta la casa sia di pretendere che un singolo apparecchio possa raffrescare correttamente ambienti molto diversi.

Attraverso la categoria Ventilatori, le soluzioni Smart Home e il sito ufficiale LED Italia è possibile approfondire tecnologie utili per gestire comfort e consumi durante i mesi più caldi.

Per comprendere meglio quanto pesano i diversi carichi sulla bolletta è utile consultare anche Consumo energetico e risparmio in bolletta, partendo da un principio semplice: prima di produrre o acquistare energia in più, conviene evitare di utilizzarla dove non serve.

Fonti consultate

ENEA – Guida smart alla climatizzazione estiva 2026

ENEA – Efficienza energetica: climatizzazione estiva

U.S. Department of Energy – Energy Saver: Home Cooling

U.S. Department of Energy – Ductless Mini-Split Heat Pumps

U.S. Department of Energy – Programmable Thermostats

LED Italia – sito ufficiale

LED Italia – Ventilatori

LED Italia – Ventilatore V-TAC SKU 7919

LED Italia – Smart Home

LED Italia – Consumo energetico e risparmio in bolletta

LED Italia – Autoconsumo fotovoltaico in Italia: i dati del 2024

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