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Ricaricare l’auto elettrica di notte o di giorno? Come gestire meglio energia e consumi

Meglio ricaricare l’auto elettrica di notte o durante il giorno?

Meglio ricaricare l’auto elettrica di notte o durante il giorno? Fotovoltaico, fasce orarie e wallbox cambiano il momento più conveniente.

Per molti automobilisti elettrici la ricarica domestica segue una routine quasi automatica: si torna a casa la sera, si collega l’auto e la si ritrova pronta il mattino successivo. È una modalità semplice e, soprattutto, sfrutta un momento nel quale il veicolo rimarrebbe comunque parcheggiato per diverse ore. Con la progressiva diffusione degli impianti fotovoltaici domestici, però, la domanda è diventata meno scontata, perché nelle ore notturne i pannelli non producono e tutta l’energia necessaria deve arrivare dalla rete oppure, se presente, da un sistema di accumulo.

Ricaricare durante il giorno può quindi essere più interessante in una casa dotata di fotovoltaico, mentre la notte continua ad avere vantaggi importanti per chi dispone di una tariffa favorevole nelle ore fuori punta oppure vuole approfittare di un periodo in cui gli altri consumi domestici sono generalmente più bassi.

La scelta migliore nasce quindi dall’incrocio tra quando l’auto è parcheggiata, quando l’abitazione consuma energia e da dove arriva l’elettricità utilizzata per la ricarica.

Perché la ricarica notturna è diventata l’abitudine più comune

Il primo motivo è molto pratico. Un’automobile utilizzata durante la giornata può rimanere ferma in garage dalle prime ore della sera fino al mattino seguente, offrendo un intervallo sufficientemente lungo per recuperare l’energia consumata senza richiedere potenze di ricarica particolarmente elevate.

Questa disponibilità di tempo modifica completamente il problema. Se l’auto può rimanere collegata per otto o dieci ore, non è sempre necessario trasferire tutta l’energia nel minor tempo possibile; una potenza moderata può essere sufficiente per ripristinare durante la notte quanto è stato utilizzato negli spostamenti quotidiani.

C’è poi il tema dei carichi domestici. Durante la sera possono funzionare contemporaneamente forno, piano a induzione e altri apparecchi, mentre nelle ore più profonde della notte una parte consistente di questi consumi diminuisce. La wallbox può quindi utilizzare una quota maggiore della potenza disponibile senza entrare continuamente in competizione con il resto della casa.

ARERA ricorda che per una parte molto ampia delle abitazioni italiane la potenza impegnata è ancora pari a 3 kW e che il contatore interviene quando il prelievo supera i limiti previsti. È proprio questa condizione a rendere importante la gestione della potenza quando all’impianto domestico viene aggiunto un carico significativo come l’auto elettrica.

Di notte l’energia costa sempre meno? Non necessariamente

L’associazione tra ricarica notturna e bolletta più bassa nasce dalla struttura delle fasce orarie, ma oggi va interpretata con maggiore attenzione.

ARERA distingue la giornata nelle fasce F1, F2 e F3: la F1 comprende normalmente le ore dalle 8 alle 19 dei giorni feriali, mentre la F3 comprende le ore notturne dalle 00 alle 7 e dalle 23 alle 24, oltre all’intera giornata di domenica e dei festivi.

Questo non significa però che qualunque contratto domestico garantisca automaticamente un prezzo molto più basso durante la notte. Nel mercato libero esistono offerte monorarie e offerte con prezzi differenziati, mentre anche nei servizi regolati il rapporto economico tra le diverse fasce può cambiare nel tempo. I valori pubblicati da ARERA mostrano infatti che le differenze non sono sempre così lineari da poter stabilire una regola valida per qualsiasi cliente.

Prima di programmare sistematicamente la ricarica nelle ore notturne conviene quindi verificare come viene realmente valorizzato il kWh nel proprio contratto, invece di partire dall’idea che dopo le 23 l’elettricità sia necessariamente molto meno cara.

Con il fotovoltaico il ragionamento può capovolgersi

Se sul tetto è presente un impianto fotovoltaico, il momento più interessante per ricaricare può spostarsi verso le ore diurne.

Quando l’auto assorbe energia mentre i pannelli stanno producendo, una parte della ricarica può essere coperta direttamente dall’elettricità generata in casa, aumentando l’autoconsumo fotovoltaico e riducendo contemporaneamente l’energia prelevata dalla rete.

Il principio è particolarmente evidente durante le ore centrali di una giornata soleggiata. Se la casa sta producendo più energia di quanta ne stia utilizzando e l’auto è collegata, la ricarica può diventare uno dei carichi capaci di assorbire quella produzione anziché lasciarla interamente disponibile per l’immissione in rete.

LED Italia affronta proprio questo rapporto nell’articolo Autoconsumo fotovoltaico: come aumentare l’energia usata direttamente in casa, nel quale la programmazione dei carichi viene indicata come uno degli strumenti per avvicinare i consumi alle ore di produzione.

Per chi possiede il fotovoltaico, quindi, la domanda non è più semplicemente “giorno o notte?”, ma diventa quanta energia solare è disponibile mentre l’auto si trova effettivamente a casa.

Il problema pratico è che durante il giorno l’auto potrebbe non esserci

Questa è una delle principali differenze tra teoria e utilizzo quotidiano.

Il fotovoltaico produce proprio mentre molte persone utilizzano l’automobile per andare al lavoro, con il risultato che nelle ore di maggiore generazione il veicolo si trova lontano dall’abitazione.

In questo scenario la ricarica solare diretta può essere sfruttata soprattutto nei giorni di smart working, durante il fine settimana oppure quando gli orari di utilizzo dell’auto permettono di lasciarla collegata almeno per alcune ore diurne.

La situazione cambia completamente per chi lavora da casa, utilizza l’auto soltanto per brevi tragitti oppure possiede due vetture e ne lascia abitualmente una parcheggiata durante il giorno. In questi casi il veicolo può diventare uno dei carichi più interessanti da coordinare con la curva di produzione dell’impianto.

Non serve necessariamente ricaricare l’intera batteria in una sola sessione: anche recuperare durante il giorno una parte dei chilometri percorsi può aumentare la quota di energia solare utilizzata direttamente.

Non è necessario aspettare che l’auto sia quasi scarica

La ricarica domestica cambia anche il modo di pensare alla batteria.

Con un veicolo tradizionale siamo abituati ad attendere che il serbatoio sia quasi vuoto prima di fermarci a fare rifornimento. A casa, invece, l’auto può essere collegata con maggiore frequenza e recuperare semplicemente l’energia consumata durante gli ultimi spostamenti.

Se in una giornata sono stati utilizzati, per esempio, pochi chilowattora, non è necessario programmare una lunga ricarica completa durante la notte: quella stessa energia può essere recuperata durante alcune ore di produzione fotovoltaica il giorno successivo, quando gli orari di utilizzo lo permettono.

Questa logica trasforma la ricarica da evento occasionale a gestione quotidiana dell’energia, nella quale diventa più importante decidere quando trasferire i kWh piuttosto che riempire necessariamente la batteria in una singola sessione.

LED Italia ha approfondito questo cambiamento nell’articolo Wallbox domestica: come cambia la ricarica dell’auto elettrica, dedicato proprio al rapporto tra tempo di parcheggio e tempo necessario per recuperare l’energia consumata.

Più potenza non significa necessariamente ricaricare meglio

Quando si sceglie una wallbox, la potenza massima indicata nella scheda tecnica può diventare facilmente il parametro principale, ma una stazione da 7,4 kW non lavora necessariamente a 7,4 kW per tutta la sessione.

La potenza effettiva dipende dalla fornitura domestica, dalle capacità del caricatore AC presente nell’automobile, dalla configurazione della wallbox e dai consumi contemporanei dell’abitazione.

Una DazeBox Home T monofase da 7,4 kW, disponibile su LED Italia, può lavorare tra circa 1,5 e 7,4 kW e integra Wi-Fi, Ethernet e Bluetooth, oltre a un cavo Tipo 2 da cinque metri.

Questo intervallo è importante proprio perché una ricarica domestica non deve necessariamente utilizzare sempre la massima potenza disponibile; poterla modulare permette di adattare il trasferimento di energia alle condizioni dell’impianto.

La gestione dinamica evita che auto e casa si contendano il contatore

Il problema emerge soprattutto nelle abitazioni con una potenza contrattuale contenuta.

Se il climatizzatore, il forno o altri apparecchi stanno già utilizzando buona parte della capacità disponibile, una wallbox impostata senza considerare gli altri carichi potrebbe portare il sistema vicino al limite del contatore.

Una soluzione è la gestione dinamica della potenza.

Il Dynamic Power Manager Daze monofase, per esempio, monitora i consumi dell’abitazione e adatta automaticamente la corrente destinata alla wallbox. LED Italia utilizza un esempio molto semplice: con 3 kW disponibili e altri apparecchi che stanno assorbendo 2 kW, il sistema può limitare momentaneamente la ricarica dell’auto a circa 1 kW, aumentando poi la potenza quando gli altri consumi diminuiscono.

Questo meccanismo rende meno rigida anche la scelta tra giorno e notte, perché la ricarica può adattarsi al comportamento reale dell’abitazione invece di funzionare sempre alla stessa potenza.

Ricaricare di giorno con il fotovoltaico non significa utilizzare soltanto energia solare

Anche questo passaggio merita attenzione.

Se l’impianto fotovoltaico sta producendo 2 kW e la wallbox richiede 5 kW, la produzione solare disponibile non è sufficiente a sostenere da sola la ricarica: la parte restante dovrà essere coperta dalla rete, salvo configurazioni specifiche con accumulo o sistemi di controllo più evoluti.

Per aumentare l’autoconsumo può quindi essere utile ridurre la potenza di ricarica e allungare la sessione, quando auto e wallbox lo permettono.

In una giornata in cui il veicolo rimane parcheggiato per cinque o sei ore, ricaricare lentamente avvicinandosi alla produzione fotovoltaica disponibile può essere energeticamente più interessante rispetto a concentrare tutta la ricarica in poco tempo utilizzando contemporaneamente una quantità significativa di energia dalla rete.

La soluzione migliore dipende però dal profilo dell’impianto e dalle necessità del conducente: se l’auto deve ripartire dopo un’ora, la priorità può diventare recuperare rapidamente l’autonomia necessaria.

E la batteria domestica?

Un sistema di accumulo può conservare una parte dell’energia prodotta dai pannelli durante il giorno e renderla disponibile quando l’auto torna a casa la sera, ma questo non significa che sia sempre necessario installare una batteria per poter abbinare mobilità elettrica e fotovoltaico.

Se l’auto può essere collegata nelle ore solari, utilizzare direttamente la produzione disponibile rappresenta il percorso più immediato.

Quando invece il veicolo è quasi sempre assente durante il giorno e rientra soltanto dopo il tramonto, l’accumulo può aumentare la quota di energia fotovoltaica utilizzabile nelle ore successive; la sua capacità deve però essere dimensionata considerando anche i consumi dell’abitazione, evitando di trattare la batteria domestica esclusivamente come un serbatoio dedicato all’automobile.

Una batteria dell’auto può avere una capacità molto superiore a quella di un normale accumulo residenziale, perciò pensare di trasferire ogni sera tutta l’energia necessaria esclusivamente attraverso lo storage domestico può richiedere sistemi molto più grandi rispetto a quelli realmente utili alla casa.

Il fine settimana può diventare il momento ideale per la ricarica solare

Per molte famiglie la soluzione più interessante non consiste nello scegliere definitivamente tra giorno e notte, ma nell’utilizzare entrambe le modalità.

Nei giorni lavorativi l’auto può essere ricaricata durante la notte, approfittando del lungo periodo di sosta e dei minori carichi domestici; durante il fine settimana, quando il veicolo rimane più facilmente parcheggiato a casa, una parte maggiore della ricarica può essere spostata verso le ore di produzione fotovoltaica.

Inoltre, secondo la classificazione ARERA, la domenica e i giorni festivi rientrano interamente nella fascia F3, anche se il vantaggio economico effettivo dipende sempre dalla tariffa sottoscritta.

La ricarica del weekend può quindi creare una combinazione interessante tra disponibilità dell’auto, produzione solare e condizioni contrattuali, soprattutto per chi percorre distanze moderate durante la settimana.

Anche le previsioni meteo possono entrare nella gestione

Con un impianto fotovoltaico, la quantità di energia disponibile durante il giorno cambia considerevolmente tra una giornata serena e una caratterizzata da forte nuvolosità.

Questo rende possibile una gestione meno rigida della ricarica.

Se l’auto dispone già di autonomia sufficiente e il giorno successivo è prevista una buona produzione solare, può avere senso lasciare una parte della ricarica alle ore diurne; se invece il veicolo dovrà affrontare un lungo viaggio al mattino, l’esigenza di partire con la batteria al livello desiderato diventa più importante della ricerca del massimo autoconsumo.

L’obiettivo non dovrebbe quindi essere inseguire in modo assoluto l’orario teoricamente più conveniente, ma utilizzare programmazione, produzione disponibile e necessità di mobilità per evitare prelievi dalla rete quando possono essere facilmente spostati.

Notte o giorno? Dipende soprattutto dal sistema energetico della casa

Per un’abitazione senza fotovoltaico, la notte rimane spesso il momento più semplice per ricaricare: l’auto resta parcheggiata a lungo, gli altri consumi tendono a diminuire e, quando il contratto prevede differenze favorevoli tra le fasce, il costo dell’energia può risultare più conveniente.

Con il fotovoltaico il ragionamento cambia, perché le ore diurne permettono di utilizzare direttamente una parte della produzione solare. In questo caso rallentare o programmare la ricarica può risultare più interessante che aspettare automaticamente la notte.

La scelta della wallbox e della gestione della potenza completa il quadro. Una stazione come la DazeBox Home T da 7,4 kW, abbinata quando necessario a un sistema di Dynamic Power Management, permette di adattare la ricarica alla potenza effettivamente disponibile senza impostare tutta la casa intorno all’automobile.

LED Italia approfondisce la preparazione dell’impianto domestico nell’articolo Auto elettriche sempre più diffuse: come preparare casa alla ricarica, dove vengono analizzati potenza del contatore, wallbox e integrazione con il fotovoltaico.

La risposta alla domanda iniziale, quindi, non è semplicemente notte oppure giorno: la ricarica più efficace è quella che riesce a utilizzare il momento in cui l’energia è più disponibile per quella specifica abitazione, senza creare sovraccarichi e senza obbligare il conducente a modificare inutilmente le proprie abitudini.

Fonti consultate

ARERA – Fasce orarie dell’energia elettrica

ARERA – Potenza del contatore

ARERA – Valori delle componenti di vendita

LED Italia – Auto elettriche sempre più diffuse: come preparare casa alla ricarica

LED Italia – Wallbox domestica: come cambia la ricarica dell’auto elettrica

LED Italia – Autoconsumo fotovoltaico: come aumentare l’energia usata direttamente in casa

LED Italia – DazeBox Home T monofase 7,4 kW

LED Italia – Dynamic Power Manager Daze monofase

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