Le grandi batterie aiutano la rete a utilizzare meglio l’energia fotovoltaica. Scopri overgeneration, time shifting, MACSE e ruolo degli accumuli.
La crescita del fotovoltaico sta modificando il modo in cui funziona il sistema elettrico italiano. Il cambiamento non riguarda soltanto il numero di pannelli installati o la quantità di energia rinnovabile prodotta, perché aumentando la generazione solare diventa sempre più importante riuscire a utilizzare quell’energia nel momento in cui il sistema ne ha realmente bisogno.
Il fotovoltaico segue infatti un andamento preciso: la produzione aumenta durante la mattina, raggiunge normalmente i livelli più elevati nelle ore centrali della giornata e diminuisce progressivamente nel pomeriggio fino ad azzerarsi dopo il tramonto. Il consumo elettrico nazionale, invece, non segue necessariamente lo stesso profilo e può rimanere elevato anche quando la produzione solare sta rapidamente diminuendo.
Le grandi batterie collegate alla rete elettrica, spesso definite BESS, Battery Energy Storage Systems, permettono di intervenire proprio su questo disallineamento. Possono assorbire energia durante le ore in cui la produzione è abbondante e restituirla successivamente, trasformando il tempo in una nuova variabile nella gestione dell’elettricità.
Secondo Terna, l’aumento delle fonti rinnovabili richiede infatti uno sviluppo parallelo della rete e della capacità di accumulo, perché una maggiore produzione fotovoltaica può essere pienamente sfruttata soltanto se il sistema dispone di sufficiente flessibilità.
Il fotovoltaico italiano sta producendo sempre più energia
Il problema dello stoccaggio diventa più rilevante proprio perché la capacità fotovoltaica continua a crescere.
Nel 2025 la produzione fotovoltaica italiana ha raggiunto il record di 44,3 TWh, registrando un aumento del 25,1% rispetto al 2024. Nello stesso anno le fonti rinnovabili hanno complessivamente coperto circa il 41% della domanda elettrica nazionale. (Terna Download)
La crescita è proseguita anche nel 2026. Secondo i dati Terna aggiornati a maggio, in Italia risultavano installati circa 46,12 GW di capacità solare, mentre nello stesso mese la produzione fotovoltaica aveva raggiunto circa 6 TWh, con una crescita del 19,3% rispetto a maggio dell’anno precedente.
Aumentare la produzione rinnovabile è essenziale per ridurre progressivamente il ricorso alle fonti fossili, ma porta con sé una nuova esigenza: il sistema deve essere capace di gestire ore nelle quali viene prodotta molta elettricità solare e altre nelle quali quella produzione scompare quasi completamente.
È qui che lo storage diventa parte della stessa infrastruttura necessaria allo sviluppo del fotovoltaico.
Il problema non è soltanto quanta energia viene prodotta, ma quando
La rete elettrica deve mantenere continuamente l’equilibrio tra energia prodotta ed energia consumata.
Non è possibile immettere quantità illimitate di elettricità semplicemente perché in quel momento il sole permette agli impianti fotovoltaici di produrla. Se la domanda è ridotta oppure la rete non riesce a trasportare tutta l’energia verso altre aree, il sistema deve comunque rimanere in equilibrio.
Terna descrive chiaramente questa dinamica: nelle ore centrali si concentra il picco della produzione fotovoltaica, mentre nelle ore serali la generazione solare scende rapidamente proprio mentre il sistema continua ad avere bisogno di energia. (Terna Blog Energia)
Le batterie introducono la possibilità di separare il momento della produzione da quello dell’utilizzo.
Durante le ore di maggiore produzione:
fotovoltaico → batteria
Quando la produzione solare diminuisce:
batteria → rete elettrica
Questo processo viene chiamato time shifting, cioè spostamento dell’energia nel tempo.

Che cos’è l’overgeneration
Con l’aumento della capacità fotovoltaica, soprattutto durante giornate molto soleggiate con consumi relativamente contenuti, può verificarsi una condizione chiamata overgeneration.
Significa che la produzione disponibile supera quella che il sistema riesce ad utilizzare efficacemente in quel momento, tenendo conto anche dei limiti di trasporto della rete e delle condizioni necessarie per mantenerla in sicurezza.
Il fenomeno tende a essere particolarmente rilevante nelle giornate primaverili caratterizzate da elevata produzione rinnovabile e domanda contenuta, una situazione che Terna indica come destinata a diventare più frequente con l’aumento delle fonti rinnovabili non programmabili.
Se il sistema non dispone di sufficiente flessibilità, può diventare necessario ridurre temporaneamente la produzione di alcuni impianti.
Questo processo viene chiamato curtailment.
In pratica, esiste energia rinnovabile potenzialmente producibile, ma una parte non può essere utilizzata in quel momento.
Le batterie permettono di evitare una parte dell’energia rinnovabile “persa”
Una grande batteria può assorbire parte dell’energia durante una situazione di overgeneration e conservarla per le ore successive.
Questo permette di ridurre la necessità di limitare la produzione rinnovabile e di utilizzare successivamente energia che, senza accumulo, avrebbe potuto non essere sfruttata.
Terna identifica proprio la riduzione dell’overgeneration e del curtailment tra i principali benefici degli accumuli per la rete, insieme alla possibilità di coprire parte del fabbisogno nelle ore di maggiore carico e fornire servizi utili alla sicurezza del sistema.
Il vantaggio per il fotovoltaico è quindi evidente: una maggiore capacità di accumulo permette alla rete di assorbire più produzione solare senza richiedere che produzione e consumo coincidano perfettamente nello stesso momento.
Un esempio semplice: dal mezzogiorno alla sera
Immaginiamo che in una determinata area, alle 13:00, gli impianti fotovoltaici producano molta più energia di quella richiesta localmente.
Senza sistemi di accumulo e con capacità di trasporto limitata, quella produzione potrebbe creare una condizione difficile da gestire.
Una batteria di rete può invece caricarsi nelle ore centrali.
Alle 19:00 la situazione cambia: il sole è ormai basso o è tramontato, la produzione fotovoltaica diminuisce rapidamente, mentre abitazioni, attività commerciali e altri consumatori continuano a richiedere energia.
La batteria può allora scaricare parte dell’elettricità accumulata nel pomeriggio.
Il fotovoltaico non sta producendo alle 19:00, ma una parte dell’energia solare prodotta alcune ore prima può continuare ad alimentare il sistema.
È questo uno dei cambiamenti più importanti introdotti dallo storage.
Potenza ed energia: perché GW e GWh indicano cose diverse
Quando si parla di grandi batterie vengono frequentemente utilizzati due valori: GW e GWh.
I GW indicano la potenza, cioè quanto rapidamente il sistema può assorbire o restituire energia.
I GWh indicano invece la quantità complessiva di energia che può essere immagazzinata.
Una batteria con elevata potenza ma capacità ridotta può fornire molta energia in un intervallo breve, mentre una configurazione progettata per diverse ore di funzionamento può sostenere la rete più a lungo.
Questa distinzione è fondamentale nel fotovoltaico perché il problema non consiste soltanto nel reagire rapidamente alle variazioni della produzione, ma anche nel riuscire a trasferire grandi quantità di energia dalle ore solari alle ore successive.
In Italia ci sono già quasi 20 GWh di sistemi di accumulo
Lo storage italiano è già cresciuto rapidamente, anche grazie alla diffusione delle batterie collegate agli impianti fotovoltaici residenziali.
Secondo Terna, a maggio 2026 risultavano presenti in Italia 938.727 sistemi di accumulo, corrispondenti complessivamente a circa 19,16 GWh di capacità energetica e 7,9 GW di potenza nominale.
Questo dato comprende sistemi molto differenti tra loro e non deve essere interpretato come se tutti i 19,16 GWh fossero costituiti da grandi batterie di rete: una parte rilevante deriva infatti dall’accumulo distribuito installato insieme agli impianti fotovoltaici.
Il cambiamento degli ultimi anni riguarda però anche l’aumento del contributo degli impianti di grande taglia. Nel solo 2025 Terna ha registrato oltre 1,7 GW di nuove installazioni di accumulo, segnalando una crescita del peso dei sistemi utility scale. (Terna Download)
Perché le batterie domestiche non bastano alla rete nazionale
Una batteria installata in una casa e un grande impianto BESS utilizzano un principio fisico simile: accumulare energia e restituirla successivamente.
La funzione, però, cambia.
La batteria domestica viene generalmente dimensionata per aumentare l’autoconsumo dell’abitazione, immagazzinando una parte della produzione fotovoltaica che non viene utilizzata immediatamente.
Una grande batteria di rete può invece avere capacità di centinaia di MWh o superiori e viene progettata per rispondere alle esigenze del sistema elettrico, assorbendo o restituendo energia su una scala completamente diversa.
Gli accumuli distribuiti possono comunque contribuire alla flessibilità futura della rete attraverso sistemi aggregati e nuove forme di partecipazione al mercato, ma la crescita prevista del fotovoltaico rende necessarie anche infrastrutture dedicate di grande capacità.
Quanto accumulo servirà nei prossimi anni?
Le stime vengono aggiornate man mano che cambiano produzione rinnovabile, costi delle batterie, consumi e sviluppo della rete.
Nel Piano di Sviluppo 2025, Terna stimava per il 2030 una necessità di 71,5 GWh di nuova capacità di accumulo, al netto dei pompaggi idroelettrici esistenti, per favorire un’efficace integrazione delle rinnovabili.
Le valutazioni più recenti mostrano quanto questo fabbisogno possa cambiare in funzione delle ipotesi utilizzate.
Nel documento Terna sul fabbisogno di nuova capacità di stoccaggio al 2029, approvato con decreto ministeriale del 20 maggio 2026, uno scenario base individua per il 2030 un dimensionamento efficiente di circa 104 GWh, mentre una sensitivity più prudenziale porta il valore a circa 42 ± 2 GWh.
I numeri non rappresentano quindi una quantità fissa e immutabile, ma mostrano una direzione chiara: con la crescita del fotovoltaico, decine di GWh di capacità di stoccaggio diventano una componente sempre più importante del sistema elettrico.
Il MACSE serve a far costruire nuova capacità di accumulo
Per favorire la realizzazione di grandi sistemi di storage è stato introdotto il MACSE, Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico.
Il funzionamento è diverso da quello degli incentivi destinati direttamente alle famiglie.
Terna determina il fabbisogno di nuova capacità di accumulo e organizza procedure competitive attraverso le quali gli operatori possono impegnarsi a realizzare e mettere a disposizione del sistema nuovi impianti.
LED Italia ha già approfondito il meccanismo nell’articolo MACSE e rinnovabili: perché il mercato elettrico italiano punta sugli accumuli.
La prima asta rappresenta già un passaggio importante.
La prima asta MACSE ha assegnato 10 GWh
Il 30 settembre 2025 si è svolta la prima asta MACSE e Terna ha assegnato 10 GWh di nuova capacità di accumulo, pari all’intero fabbisogno previsto per la procedura.
Gli impianti aggiudicati sono batterie agli ioni di litio e dovranno entrare in esercizio nel 2028.
L’offerta presentata dagli operatori è risultata superiore a quattro volte la domanda, mentre il prezzo medio ponderato di assegnazione si è attestato a 12.959 €/MWh all’anno, nettamente inferiore al premio di riserva di 37.000 €/MWh all’anno. Terna ha associato agli impianti aggiudicati investimenti stimabili intorno a un miliardo di euro.
Questi numeri mostrano che le batterie di grande taglia stanno passando da tecnologia sperimentale a vera infrastruttura del sistema elettrico.
Per il 2029 sono stati individuati altri 16 GWh
Il processo non termina con gli impianti previsti per il 2028.
Nel documento approvato nel maggio 2026, Terna ha individuato per l’anno di consegna 2029 un fabbisogno nazionale prudenziale pari a 16 GWh di nuova capacità di stoccaggio.
La distribuzione prevista interessa principalmente Centro-Sud, Sud e Calabria, Sicilia e Sardegna, cioè aree nelle quali lo sviluppo delle rinnovabili e le caratteristiche del sistema rendono particolarmente importante aumentare la flessibilità disponibile.
La scelta geografica delle batterie non è quindi casuale: un accumulo produce maggiore utilità per la rete quando viene installato nei punti nei quali può contribuire realmente a gestire produzione, domanda e limiti di trasmissione.
Le batterie aiutano anche a gestire le congestioni
Immagazzinare energia nel momento corretto non serve soltanto a spostarla dal pomeriggio alla sera.
La rete ha limiti fisici alla quantità di potenza che può essere trasportata contemporaneamente tra diverse aree del Paese.
Se una zona produce molta energia rinnovabile ma le linee disponibili non permettono di trasferirla interamente verso i centri di consumo, può verificarsi una congestione di rete.
Un sistema di accumulo posizionato nella zona corretta può assorbire temporaneamente parte dell’energia, riducendo la quantità che deve attraversare immediatamente la rete, per poi restituirla quando le condizioni cambiano.
Le batterie permettono quindi di spostare energia nel tempo, mentre le nuove infrastrutture di trasmissione servono a spostarla nello spazio.
Le due soluzioni non sono alternative: devono svilupparsi insieme.
Accumuli e nuove linee devono crescere in parallelo
Anche migliaia di batterie non eliminerebbero la necessità di potenziare la rete.
Il Piano di Sviluppo Terna prevede oltre 23 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2025-2034, con l’obiettivo di aumentare la capacità di trasporto e integrare una quantità crescente di nuova produzione rinnovabile.
In un sistema con molto fotovoltaico servono quindi contemporaneamente più linee, collegamenti tra zone di mercato, sistemi di controllo e capacità di accumulo.
Pensare che le batterie possano semplicemente sostituire la rete sarebbe scorretto, così come sarebbe difficile integrare volumi molto elevati di produzione solare affidandosi esclusivamente alla costruzione di nuove linee senza sviluppare sufficienti risorse flessibili.
Le grandi batterie possono fornire anche servizi alla rete
Lo spostamento dell’energia è la funzione più intuitiva, ma non è l’unica.
La rete deve mantenere continuamente parametri come frequenza e tensione entro determinati intervalli, reagendo molto rapidamente agli squilibri tra produzione e consumo.
Le batterie elettrochimiche, grazie alla capacità di modificare rapidamente la propria potenza di carica o scarica, possono partecipare a diversi servizi di rete.
Terna sta sperimentando e utilizzando sistemi BESS anche nell’ambito di servizi come la Fast Reserve, pensata per fornire una risposta estremamente rapida durante variazioni della frequenza.
Questa funzione diventa sempre più rilevante man mano che una quota crescente della produzione elettrica arriva da impianti fotovoltaici ed eolici collegati alla rete attraverso elettronica di potenza, mentre diminuisce il contributo relativo delle grandi macchine rotanti tradizionalmente presenti negli impianti termoelettrici.
Più batterie significa poter installare più fotovoltaico?
Gli accumuli non determinano da soli quanta capacità fotovoltaica possa essere installata, perché entrano in gioco anche rete, domanda, autorizzazioni e distribuzione geografica degli impianti.
Esiste però un rapporto molto stretto tra le due tecnologie.
Nel documento approvato nel maggio 2026 sul fabbisogno di storage, Terna sottolinea che un sistema con una quantità insufficiente di accumulo genera maggiore overgeneration e può richiedere più capacità rinnovabile installata per raggiungere lo stesso obiettivo di quota rinnovabile effettivamente utilizzata.
Una batteria non aumenta quindi la radiazione solare e non produce nuovi kWh, ma permette di utilizzare meglio quelli disponibili.
In questo senso, accumulo e fotovoltaico sono sempre più complementari.
Cosa succede nelle giornate primaverili
Le condizioni più interessanti per capire il problema non si verificano necessariamente nei giorni più caldi dell’estate.
In primavera il fotovoltaico può produrre molto grazie a un buon irraggiamento, mentre temperature moderate possono ridurre alcuni consumi legati a climatizzazione e riscaldamento.
Se la giornata coincide anche con un weekend o una festività, il fabbisogno nazionale può diminuire ulteriormente.
Terna ha evidenziato proprio come le giornate primaverili caratterizzate da basso fabbisogno ed elevata produzione rinnovabile stiano modificando le esigenze operative del sistema, rendendo sempre più importanti accumuli e strumenti di gestione della produzione.
Con una capacità di storage maggiore, una parte dell’energia disponibile durante queste ore può essere spostata verso momenti nei quali il sistema ne avrà maggiore necessità.
Grande accumulo e batteria domestica: stesso principio, funzioni differenti
Il concetto può essere compreso facilmente confrontandolo con un impianto fotovoltaico domestico.
In una casa, i pannelli possono produrre molta energia alle 13:00 mentre i proprietari sono fuori. Una batteria residenziale accumula parte dell’eccedenza e la rende disponibile la sera, quando cucina, illuminazione e altri apparecchi aumentano il consumo.
Una grande batteria di rete applica una logica simile su una scala completamente differente.
La batteria domestica lavora soprattutto per migliorare l’autoconsumo di un singolo edificio, mentre il BESS utility scale viene progettato per fornire energia e flessibilità all’intero sistema elettrico o a una determinata zona della rete.
Per approfondire il funzionamento dell’accumulo residenziale, LED Italia dedica una guida specifica alla differenza tra batterie ad alta tensione e bassa tensione.
Le batterie non producono energia e hanno delle perdite
Anche questo aspetto è importante per evitare una rappresentazione eccessivamente semplice dello storage.
Una batteria non genera elettricità: durante la carica immagazzina energia prodotta altrove e durante la scarica ne restituisce una quantità inferiore, perché ogni ciclo comporta inevitabilmente delle perdite.
A queste si aggiungono costi di investimento, degradazione nel tempo, limiti di potenza e capacità e necessità di gestire correttamente temperature e stato di carica.
Il valore della batteria nasce quindi dal fatto che un kWh disponibile nel momento sbagliato può avere meno utilità per il sistema dello stesso kWh disponibile alcune ore dopo.
L’accumulo accetta una perdita energetica limitata per rendere quella produzione utilizzabile quando è più necessaria.
Perché questa trasformazione riguarda anche chi installa fotovoltaico oggi
Le grandi batterie possono sembrare un tema distante da un impianto installato sul tetto di una casa o di un’azienda, ma fanno parte dello stesso cambiamento.
Più fotovoltaico viene installato, più il sistema elettrico deve imparare a gestire una produzione concentrata nelle ore solari.
A livello domestico questo avviene attraverso autoconsumo, programmazione dei carichi e batterie residenziali; a livello nazionale entrano in gioco BESS utility scale, nuove reti, interconnessioni e meccanismi come il MACSE.
LED Italia ha approfondito questa evoluzione nell’articolo MACSE e rinnovabili: perché il mercato elettrico italiano punta sugli accumuli, dedicato al nuovo mercato italiano dello storage.
Per chi sta progettando un impianto domestico rimane invece fondamentale dimensionare correttamente produzione e accumulo sulla base dei propri consumi. La guida Come dimensionare un impianto fotovoltaico per una casa indipendente approfondisce proprio il rapporto tra consumi annuali, produzione prevista, inverter e batteria.
Il futuro del fotovoltaico dipende anche da ciò che accade dopo la produzione
Per molti anni lo sviluppo delle rinnovabili è stato misurato soprattutto attraverso la quantità di nuova capacità installata.
Con la crescita del fotovoltaico questa metrica continua a essere importante, ma non è più sufficiente.
Diventa necessario chiedersi quanta produzione può essere trasportata dalla rete, quanta viene consumata direttamente, quanta può essere accumulata e quanta rischierebbe di essere limitata durante le ore di maggiore disponibilità.
Le grandi batterie rispondono proprio a questa nuova fase della transizione energetica: non servono a far splendere il sole più a lungo, ma permettono all’energia prodotta quando il sole è disponibile di continuare a essere utile anche alcune ore dopo.
La prima asta MACSE da 10 GWh, il nuovo fabbisogno di 16 GWh individuato per il 2029 e le valutazioni che indicano la necessità di decine di GWh di capacità nei prossimi anni mostrano quanto rapidamente lo storage stia diventando una componente strutturale della rete italiana.
La crescita del fotovoltaico e quella degli accumuli devono quindi essere lette come due parti dello stesso processo: produrre sempre più energia rinnovabile e costruire un sistema capace di utilizzarla nel momento in cui genera il maggior beneficio.
Fonti consultate
Terna – Piano di Sviluppo della rete
Terna – Fabbisogno di nuova capacità di stoccaggio al 2029
Terna – Transizione energetica
Terna – Consumi elettrici 2025
Terna – Consumi elettrici maggio 2026
Terna – Piano di Sviluppo 2025, benefici di sistema e robustezza della rete
Terna – Rapporto Adeguatezza Italia 2025
LED Italia – MACSE e rinnovabili: perché il mercato elettrico italiano punta sugli accumuli